"La nostra casa è aperta, la porta senza chiave e ospiti invisibili entrano ed escono."
(Leggi la prima, la seconda, la terza e quarta parte)
Una volta aperto il browser vado immediatamente su google.com. Non mi sento fortunato, così cerco di spulciare attentamente tutti i risultati che mi vengono fuori dopo aver inserito il nome di Valérie. Valérie Etò, per la precisione. Ci sono diverse pagine che riportano il suo nome. Molte non conducono a niente, mentre altre sembrano richiamare direttamente il sito dell’After, che è una discoteca piuttosto popolare a qualche chilometro dal centro di Bologna. Mi convinco che è lei la Valérie che sto cercando, del resto l’ipotesi mi sembra del tutto plausibile. Scopro così che fa la cubista e a giudicare dalle numerose foto che la ritraggono, deve essere uno dei pezzi forti del locale. In quelle immagini solitamente è in pista ma in posizioni di spicco rispetto alla massa della gente; tuttavia ce ne sono anche altre in compagnia di volti che non mi dicono niente, sono perlopiù ragazzi, molti portano camicie sbottonate e hanno i capelli appiccicati sulla fronte. Lei sembra sempre molto allegra e sicura di sé con un abbigliamento che senza particolari sottigliezze mette in evidenza il suo fisico da paura. Passo diversi minuti su quelle foto: cerco di cogliere un’espressione che mi possa dire qualcosa di più su di lei, ma le uniche impressioni che ne ricavo è che Valérie è una ragazza decisamente molto bella –sai che scoperta–e che la sua bellezza è uno strumento attraverso il quale l’After deve fare diversi soldi. Il che non è molto in fin dei conti.
Ciao. Hai voglia di venire un attimo su in camera da me? Ti assicuro che il mio fidanzato sta dormendo profondamente. Mi fa tanto per ribadire
Tesoro senti. Le faccio, dopo aver respirato profondamente. Non posso proprio. Come faccio quaggiù? E poi… Perché sei sparita così prima? Aggiungo inaspettatamente.
Se venissi giù io?Ci mettiamo dietro. Nell’ufficio. Dice lei.
Nell’ufficio? Ma…non mi hai neanche detto come ti chiami.
Sto arrivando. Mi sussurra piuttosto eccitata mentre mi sbatte il telefono in faccia.
Buon giorno sig.ra Palazzeschi, ha fatto buon viaggio?
Devi essere stata una donna molto bella una volta. Ma poi che cosa è successo?
Ha avuto difficoltà a trovare l’hotel?
Sei sicura di avere sempre fatto le scelte giuste?
Preferisce una camera fumatori o una non fumatori?
Lui perché t’ha lasciata?
Preferisce pagare in contanti o ha il numero di una carta di credito da lasciarmi?
Pensi di essere riuscita ad amare davvero?
La colazione viene servita dalle sette alle dieci.
Non cercare di farmi compassione. Smettila di commiserarti.
Le ricordo che dalla sua stanza è possibile guardare i canali Sky.
Di tempo non ne resta più molto ormai. Se solo te ne rendessi conto.
Stanza 406, quarto piano a destra poco fuori dall’ascensore. Buona notte, sig.ra Giada. Buona notte Valérie. Buona notte.

(Leggi la prima, la seconda, la terza e quinta parte)
Le 5 Frasi da non dire mai ad una donna che ti vuole portare a letto:
#4: Mi dispiace, non posso: non ho certo intenzione di sposarti.
#3: Mi dispiace, non posso: se poi lo scopre il mio ragazzo?
#2: Mi dispiace, non posso: la mamma non vuole.
#1: Mi dispiace, non posso: se poi mi si rovina?
Secondo più, secondo meno, in trenta secondi le porte dell’ascensore si sarebbero aperte. Un suono acuto e leggermente stonato ne avrebbe segnalato il completo arresto. Poi il sipario si sarebbe aperto; gli attori in scena, a prescindere dal fatto di aver imparato a dovere il copione. La cosa più urgente che mi viene da fare è sistemarmi bene la camicia dentro i pantaloni. Vorrei anche guardarmi in uno specchio, ma quello più vicino si trova proprio in mezzo tra i due ascensori. Faccio uno scatto mentre il led segna già il terzo piano. Mi piazzo davanti alla mia immagine riflessa, secondo piano. Vengo preso da un leggero sconforto. Mi passo una mano tra i capelli; primo piano. Decido che ormai c’è ben poco da fare e torno dietro il bancone della reception, piano terra: sipario.
Signora Giada, buona sera. Che ci fa in piedi a quest’ora?
Buona Sera Ariel, Buona sera. Mary non riesce a dormire questa notte. Continua ad agitarsi, ad andare qua e là per tutta la stanza. Forse ha bisogno di uscire, lei che ne pensa?
Bè è possibile, senz’altro. Aspettate che vi apro le porte.
Chi è Mary? Mary è l’adorabile carlino della signora Giada, un habitué del Lounge Hotel. Ogni tanto viene a passare qualche settimana da noi, vuole sempre la stessa stanza, la 406, anno dopo anno. Qui in hotel è da tempo un personaggio, nel senso che la conoscono tutti, tutti la temono e tendono a misurare attentamente le parole che le rivolgono. Un vero amore senza dubbio, con quel suo musetto nero accartocciato di una che si è appena schiantata a 180Km/h contro un muro; quel tenerissimo rantolo costantemente tra l’incazzato e il lamentoso, e quell’incedere, tipico dei cagnolini di quella stazza che ti verrebbe voglia di prenderli a calci. Naturalmente a Giada non lo dico. Con i suoi ottant’anni suonati non credo la piglierebbe troppo bene. E’ piuttosto suscettibile con il suo cane. Ci tiene che le persone si comportino bene con lei. Quando si aggira per la hall, con il suo carlino che indossa abiti normalmente molto più costosi di quelli che porto io, infilata in una borsa sicuramente più cara di quanto spendo io mensilmente per l’affitto di casa, è tutta un: Forza Mary saluta il signore, o Fai vedere quanto sei brava Mary. Una volta l’ho addirittura sentita sgridarla perché secondo lei stava ridendo del suo interlocutore. Roba da matti.
Ciao. Mi dice con quella sua camicia da notte bianca ed i piedi scalzi.
Ciao. Le faccio io. Sei venuta per bere qualcosa?
Sì. Qualcosa vorrei bere. Un Cuba Libre? Mi dice cercando la mia approvazione.
Va bene. Andiamo di là al bar.
Le distanze di sicurezza sono state pericolosamente ridotte. La giusta distanza professionale, quella attraverso cui si interagisce con i clienti, voglio dire.
Cerco di affrettare la scelta. Ma è lei, questa volta ad andare più velocemente:
Senti. Posso darti un bacio?
Un bacio? (Aggiungi: risatina isterica) Non so se è il caso. Fammi finire di preparare i cocktail. Le rispondo.
Un Margherita per favore. Mi ordina perentoriamente.
Signora Giada, è sicura che vuole un Margherita a quest’ora? Le dico con fare paternalistico. Ma lei sembra non aver neanche preso in considerazione la mia obiezione e mi ripete con ancora maggiore risoluzione il suo ordine.
Ecco a lei signora Giada. Il suo Margherita non troppo freddo, come piace a lei.
Non contenta mi chiede se avevo qualcosa anche per Mary, che nel frattempo sembrava essersi innervosita ancora di più. Le dico che è un po’ tardi per mangiare, ma in tutta onestà, avrei fatto di tutto per farla smammare il più in fretta possibile. E poi c’è quel rantolo odioso; della tonalità giusta per torturarti i nervi. Doveva piantarla. Altrimenti l’avrei fatta smettere a modo mio.
Vado a vedere se trovo qualcosa. Dica a Mary di stare tranquilla.
(...to be continued...)
(Leggi la prima, la seconda, la terza e quinta parte)
(Leggi la prima, la seconda ,la quarta parte)
A parte internet anche l'informazione tradizionale non è più quella di una volta. Ormai nessuno si scandalizza più se la terza notizia di un tg nazionale, seguito da cinque-sei milioni di persone ogni giorno, riguarda la vita di Paris Hilton, il matrimonio di Tom Cruise o le emorroidi del Grande Puffo. C'è poco da fare.
Io adoro specialmente le musiche di quei servizi sui nostri amici a quattro zampe, o, immancabile intorno a natale, quello sulle letterine a Babbo Natale. Ci mettono quelle canzoncine spensierate, allegrotte: un pò shopping e un pò jamme ja, per staccare con l'austerità dei servizi precedenti, mi pare chiaro, caso mai la gente non capisse.
Ma la notizia che il tg ha dato oggi nell'edizione serale, mi è sembrata fantastica; niente musichetta, si trattava di una cosa seria questa volta: uno studio inglese rivela: per essere felici il denaro non è tutto ed il tradizionale calcolo del PIL per verificare il grado di felicità di una nazione va riconsiderato. Esistono altri parametri, come la realizzazione sul lavoro o l'avere una vita affettiva soddisfacente.[...]
Ve lo dicevo io che non eravamo noi i più coglioni.
Certo è che a guardare la mia realizzazione sul lavoro..
Certo è che a guardare la mia vita affettiva…
Certo è che a guardare il mio prodotto interno lordo…
<From: Ariel.Okada@yahoo.com
<To: Noemi82@gmail.com
<Oggetto: Re:Ciao!
Ciao Noemi.
Qui tutto bene. Il lavoro è sempre la solita storia, nella mia casa regna il caos incontrastato e la nostra chiacchierata deve aver sistemato un mucchio di cose. Mi farebbe piacerti rivederti anche solo per bere un altro dei tuoi strepitosi tè. Come vanno i tuoi voli? Quale città nuova hai scoperto?
Attendo notizie.
Ariel
Buonasera, mi può passare la camera 604, grazie.
Poi ci sono le giovani coppie, tirate a lucido per l’occasione. Per quanto lui cerchi di fare il disinvolto in realtà si vede lontano un miglio che se la sta facendo addosso. Infine ci sono i gruppi di amici, in città per quel concerto o per quel Dj. Quando li vedi a fine serata non diresti mai che erano gli stessi che ti chiedevano cortesemente come raggiungere il Parco Nord.
Il telefono squilla di nuovo. La camera è quella a cui stavo pensando. Rispondo:
Ricevimento...
Ciao, sono io. Senti..Eh…
…
Me li porteresti su altri due Cuba Libre?
Mi dispiace, ma come le ho già detto non posso. Se vuole..
No. E’ che il mio ragazzo si è addormentato ma io… capisci, ho ancora tanta voglia.
(...to be continued...)
(Leggi la prima , la terza ,la quarta parte)
Mentre sono al bancone del bar che cerco disperatamente di infilare un cubetto di ghiaccio in un bicchiere da cocktail mi viene il dubbio che forse di Cuba Libre dovrei prepararne due.
Forse ci passerei meno da stupido. Mi dico, anche se la storia non mi convince del tutto. E poi magari non è tutta questa bellezza e c’ha pure le gambe storte.
Niente di più lontano dalla realtà. Valérie è alta più o meno un metro e settantacinque. I capelli nerissimi che cadono morbidi sulle spalle e una pelle color d’ebano che lascia senza parole. La magliettina che indossa poi, lascia ben sperare per quello che c’è sotto ma è soltanto quando mi si siede davanti agli occhi che capisco senza ombra di dubbio che esemplare di femmina ho tra le mani. No. Non si tratta di numeri qui. Di proporzioni, di misure o roba del genere. A questo punto entra in gioco qualcosa di diverso. Qualcosa che ha a che fare con il ritmo dei movimenti, i gesti delle mani, le espressioni del viso, l’odore. Qualcosa che fa la differenza. Una donna, di qualsiasi età, può essere la più bella donna del mondo ed esserne sprovvista. Puoi girarti a guardarla, come ti volteresti a guardare una Ferrari rossa fiammante, ma distogliere lo sguardo resta tuttavia un processo indolore. Privo di conseguenze. Se una donna ha quella cosa lì invece, la faccenda si fa più complicata. Ti tramuti nel suo pianeta. E’ come se un’energia gravitazionale ti impedisse di girare a largo. Ti senti costretto a gravitarle intorno, come un satellite. Non riesci a smettere di cercarla in continuazione con lo sguardo. Resti intrappolato in quell’unico binario, senza possibilità di scelta. Non sei più tu che comandi a quel punto.
Ciao. Allora me li hai fatti questi Bloody Mary?
No. Cioè…Bloody Mary? Non avevamo parlato di Cuba Libre?
Oh. Bloody Mary, Cuba Libre fa lo stesso. L’importante è che mi fai bere qualcosa.
Senza ghiaccio, please.
(...to be continued...)
Quando il telefono squilla sono lì che mi trastullo su internet.
A volte credo di soffrire di una forma di dipendenza. Ancora lieve, certo. Ma pericolosamente pronta ad allargare il suo raggio d’influenza. La mia mappa default di navigazione prevede: repubblica.it, yahoo.com, hotmail.com, virgilio.it, bloglines.com, corriere.it, gazzetta.it, youtube.it, myspace.com, facebook.com, flickr.com, eccetera eccetera. Ci sono tre caselle di posta elettronica, ma sono soltanto quelle che controllo tutti i giorni. Perché altrimenti avrei dovuto inserire nell’elenco anche: google.com, unibo.it, libero.it ed excite.com. Ma controllo quest’ultimi account soltanto una volta ogni quattro, cinque giorni, a volte può passare persino una settimana; ed è per questo che non mi considero ancora una specie di malato. Se un giorno iniziassi a controllare freneticamente anche questi account qui, allora ci sarebbe da preoccuparsi. Ma per il momento è ancora tutto sotto controllo.
Con ghiaccio. Aggiunge cercando di non essere inopportuna.
Mi dispiace. Le dico. Ma qui non facciamo servizio in camera, ma se vuole bere qualcosa intanto posso iniziare a mescolare gli ingredienti.
Mi dispiace signora ma la finestra si è sempre chiusa senza problemi. Non capisco proprio come mai si sia messa a fare i capricci proprio oggi.
Come credete che l’hotel riesca a sopravvivere a tutte le lamentele e le richieste di rimborso che gli pioverebbero addosso senza i nostri candidi interventi? Per fare questo c’è bisogno di orecchio. Devi renderti conto di chi c’è dall’altra parte del filo. Se puoi permetterti di far leva su i suoi sensi di colpa o se è il caso di proporgli, in cambio, un soggiorno omaggio. E tutta quella roba passa attraverso impercettibili modulazioni vocali, variazioni di tono, vibrazioni quasi impercettibili.
Controllo sul database dell’hotel i dati anagrafici di chi occupa la stanza. E quasi mi viene un colpo:
Valérie Etò, nata a Marrakech ma residente a Marsiglia nel 1982 e Simon De Bernard nato a Parigi nel 1971.
Sono in due. In quella fottuta stanza Valérie se la sta spassando con il suo uomo e vuole un drink per scaldarsi un po’. E mi tocca pure farglieli trovare ben ghiacciati. Come se non bastasse la figura da idiota che ho appena fatto.
Vorrei proprio vederli in faccia. Immortalare in un’immagine il momento in cui gli occhi vengono illuminati da quell’idea. Senza considerare il notevole dispendio di energie: bisogna accendere il pc, lanciare il browser, digitare l’indirizzo, individuare il sondaggio, cliccarci sopra, leggere la domanda, vagliare le ipotesi, valutare, pensare, immaginare, selezionare, scartare, ipotizzare...per poi scegliere: non so.
Non sono allora meglio i maniaci, gli ossessionati, quelli che passano settimane consecutive intrappolati nei panni di un guerriero celtico? Quelli che il meglio lo danno a World of Warcraft, Second Life, The Sims. Non sono meglio loro che i non so. Non è meglio una sana dipendenza?
From: Noemi82@gmail.com
To: Ariel.Okada@yahoo.com
Oggetto: Ciao!
Lo scambio delle mail non era così tanto per fare, mi sbaglio?
E’ da un po’ che la compagnia non ci manda in albergo lì da voi e alla fine non ho più saputo come è andata quella storia. A dir la verità sono venuta a sapere che tutto è tornato sotto controllo. Ma magari tu qualche conseguenza la potresti aver avuta. La cosa mi fa un po’ ridere. Ti immagino sdraiato sulle gambe del tuo direttore mentre ti sculaccia davanti ai tuoi colleghi. Non è buffo? Oppure costretto in cucina davanti ad una montagna di piatti da lavare. Vabbè dai, scusa. Non volevo prenderti in giro. Fatti sentire però. Mi farebbe molto piacere.
(to be continued...)
(Leggi la seconda , la terza , la quarta parte)