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venerdì, 03 luglio 2009

Stabat Mater di Tiziano Scarpa (Einaudi, 2009) 

 

Stabat Mater ci è piaciuto perché è un libro intimo, sussurrato, fragile e potentissimo. Ci è piaciuto perché durante la lettura si sente scorrere tra le righe l’urgenza di raccontare una storia. Ci è piaciuto perché la lingua non getta fumo negli occhi del lettore bensì lo accompagna musicalmente durante tutta la lettura, come se in quel convento di orfane musiciste ci stessimo anche noi, in qualche modo.
 
Dopo poche pagine ci si rende conto tuttavia, che come in tutti grandi romanzi, quello che veramente è cambiato, alla fine della lettura, non riguarda soltanto la conoscenza della storia o dei personaggi di cui è popolata, ma riguarda noi stessi. Dopo le 136 pagine di Stabat Mater guarderemo con occhi diversi la nostra solitudine, il nostro interlocutore nascosto, la casa inaccessibile edificata nel nostro intimo.
 
Ora che Tiziano Scarpa ha vinto la sessantatreesima edizione del Premio Strega, ne diranno e ne scriveranno a fiotti, su questo libro. Ma io vi consiglio di non leggere nulla prima, vi sveleranno delle piccole cose che rovinerà la lettura. Questo libro prezioso è scritto con equilibri calcolati, con un’architettura solida ma delicata. Sapere delle cose prima del tempo rovinerebbe questo viaggio, un viaggio che vi consiglio caldamente.
postato da: Hotellunge alle ore 03/07/2009 08:10 | link | commenti
categorie: recensioni, letteratura

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