Ok Ok. Lo so. Forse ieri sono stato un po' affretato nelle mie conclusioni. Forse soltanto una misera cover di Creep, per quanto orribile e insensata, per quanto cantata veramente male da quel che resta di Vasco Rossi, per quanto quella canzone se ne stava così bene nel mio cassetto dei ricordi anni '90, quando con la maglia degli Ash e la giacchettina dell'Adidas mi agitavo nella pista dello Slego, non merita tanta attenzione. Avete ragione.
Ma il comitato Silvio Berlusconi Nobel per la pace 2010?
Eh?
Silvio Berlusconi? Nobel per la pace.
2010.
Ma leggiamo attentamente le motivazioni. Ve ne riporto solo alcune parti, attenzione perché meritano:
1)Berlusconi nobel per la pace perché ha impedito l’avvento della gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto:
"Nel 1992, scoppia il caso giudiziario di Tangentopoli ed un’intera classe politica viene azzerata.
Poiché il Paese rischiava di finire nelle mani delle Sinistre, che prospettavano un futuro illiberale e di povertà, il 26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi prende la decisione di abbandonare la sua attività imprenditoriale, per dedicarsi interamente alla politica e per contrastare la possibile dittatura silenziosa della gioiosa macchina da guerra, messa in campo da Achille Occhetto, ex segretario del Partito Comunista Italiano, poi PDS"
2)Berlusconi nobel per la pace perché ha posto fine alla guerra fredda:
"ha ricreato tra Stati Uniti e Federazione Russa lo stesso clima di dialogo e di amicizia che era sfociato nel vertice di Pratica di Mare del 2003, e che pose definitivamente fine alla Guerra Fredda.”
3) Berlusconi nobel per la pace perché inventore del più bell’ossimoro della storia della letteratura, secondo soltanto a vita eterna.
“Silvio Berlusconi, consapevole dei doveri propri di una grande democrazia, ha sempre sostenuto, contro il parere contrario delle Sinistre, l’invio dei nostri militari nei territori di guerra, al fine di impegnarli in missioni di pace e di contrasto al terrorismo internazionale.”
Niente paura tutto organizzato. Ci si vede questo sabato. Non deve mancare nessuno. Questa volta saremo noi a fotterli tutti. Li battiamo sul tempo. Del resto ormai c'è ben poco da fare. I segnali della fine sono dappertutto.
Non mancate, dunque, al primo suicidio di massa organizzato da questo blog.
Simona Ventura è uno di quei personaggi televisivi che quando accendi la TV e li vedi così a loro agio tra ospiti e telecamere, ti verrebbe voglia di scaraventare il televisore, con la Ventura dentro, fuori dalla finestra.
Lo so lo so, questo gesto non avrebbe nessuna conseguenza sulla vera Simona Ventura, ma forse, a causa di un istinto primordiale, il mio cervello, quand’è sovraeccitato di collera bianca e rabbia schiumosa, non riesce più a fare distinzioni tra immagini e realtà. Se la Tv va in fiamme, anche la chioma della Ventura deve necessariamente prendere fuoco.
E ogni volta che ci ricasco, devo constatare con sempre maggiore amarezza che sebbene le fiamme divampino copiose nel salotto di casa mia alla Ventura non accade un bel niente. È sempre lì, con il suo carico di sciatteria, i suoi vestiti Dolce e Gabbana, la sua spocchia da anchorwoman con le chiappe ben salde sulla tazza fumante dell’Auditel.
Però, come si è letto un pò ovunque, quelle vecchie lenze dei Muse le hanno fatto fare una bella figura: per protestare contro quell’ignobile pratica del playback, si sono presentati sul palco di Quelli che il calcio invertendosi i ruoli.
Il video e la successiva intervista meritano davvero. La presa per il culo si fa esplicita e alla cara Ventura, come in un vecchio cartone animato di Hanna e Barbera, sembrano spuntare due orecchie d’asino.
Ecco sì. Io faccio continuamente un sacco di cose stupide.
Ad esempio l’altra sera ero al lavoro, volevo telefonare a mia madre utilizzando il telefono dell’ufficio; quello con l’identificativo bloccato.
Digito il numero, sento squillare, e attendo. Nel frattempo vengo distratto dal mio cellulare che squillava a sua volta; lo prendo in mano, nell’orecchio l’altra cornetta che attendeva risposta.
Dico: Pronto. Pronto?
Sento un eco strano. Un rimbombo, quasi un effetto feedback, come quando nel microfono entra l’amplificatore della chitarra.
Non capisco. E sarebbe stato meglio non capire fino in fondo, piuttosto che rendersi conto che mi stavo chiamando con il fisso e stavo rispondendo con il cellulare. Sì.
Però ora so che la colpa non è mia. Come spiegano i ricercatori, quelli dei quotidiani on-line, che ci intrattengono, ci deliziano, ci distraggono con queste notizie qua.