"La nostra casa è aperta, la porta senza chiave e ospiti invisibili entrano ed escono."
Il vincitore del Premio Strega di quest’anno si chiama Paolo Giordano: 26 anni, torinese al suo romanzo d’esordio. La casa editrice si chiama Mondadori, aficionada a premi letterari di ogni sorta, primo tra tutti, proprio lo strega, che si era aggiudicato anche l’anno scorso con il romanzo Come Dio Comanda di Niccolò Ammaniti. Ecco, il problema della Solitudine dei numeri primi per me sta proprio in questa, chiamiamola consapevolezza, di poter vincere e raggiungere un gran numero di lettori. Una consapevolezza che si traduce in un’eccessiva volontà di fare un libro bello, in cui un insistente lavoro di limatura si adopera diffusamente per smussare le asperità, gli eccessi, le spigolature, le opinioni sulla realtà che si descrive. A mio avviso il lavoro di Paolo Giordano è stato sottoposto ad un lungo processo di editing (ipotesi più che plausibile considerando che si tratta di un esordio) che ha trasformato il libro in qualcosa di talmente leggero e trasparente, da renderlo quasi inconsistente. La vicenda è graziosa, i personaggi sufficientemente interessanti, ma i rapporti di causa-effetto che sostengono l’intreccio sembrano presi da uno speciale estivo di Teen. Uno degli effetti positivi, è che il libro si legge quasi da solo, tanto è scorrevole la scrittura, ma si digerisce in fretta, come una cena dal macrobiotico, dove una sazietà apparente lascia subito spazio ad una nuova fame. Per questo ho già nello zaino l’ultimo libro di Cormac McCarthy.
Qui trovate il flickr della giovane fotografa da cui è stata sottratta la copertina.
Non ho resistito. Mi ha fatto sbellicare.
[via Inkiostro, via Lupo Ululì]
Di questo Agosto 2008 resteranno senz’altro le Olimpiadi di Pechino. Parliamo degli sport, ovviamente, tralasciando volutamente tutto il resto. Noi fanatici del calcio, di fronte alle olimpiadi ci sentiamo un po’ come si potrebbe sentire Alberto Sordi di fronte ad un menù di un ristorante Cinese. Ma è proprio per questo che ci appassioniamo. Vuoi mettere le gioie suscitate da una combattuta gara di Badminton ?
Le Olimpiadi sono la rivincita di tutti quegli sport che vivono all’ombra del calcio: un piccolo esercito di atleti in calzoncini che sudano il doppio di Ronaldhino ma che non guadagnano neanche un decimo di quello che guadagna lui. Leggi: maratoneti, ciclisti, thriatlonisti, centometristi ecc.
Il mio sport preferito resta il nuoto sincronizzato, a seguire la ginnastica ritmica, i tuffi e il thriatlon. La ginnastica ritmica, lo so, ha un che di inquietante. E’ uno sport che fa molto regime sovietico, basta guardare quella specie di marcetta con cui entrano le atlete in pista. Tra l’altro sembra che le divise delle atlete italiane commissionate ad un’azienda russa, a quanto pare unici produttori di cose del genere, siano state consegnate soltanto pochi giorni prima della finale, dove l’Italia sfidava, guarda caso, proprio la russia. Molto KGB.
Pollice verso per gli insopportabili telecronisti Rai, sempre spudoratamente di parte, sempre pronti a trovare mille alibi anche di fronte ad incontrovertibili disfatte degli italiani (v.di il volley).
Passerella d’onore, invece, per colui che probabilmente resterà l’eroe italiano di queste olimpiadi, Mr. Schwazer (fidanzato, a quanto pare, di colei che fu il mio idolo delle Olimpiadi invernali), che dopo aver conquistato l’oro nella marcia dichiara: per festeggiare comincerò dalla birra, poi salirò di grado; berrò per almeno tre mesi. Un altro schiaffo al calcio e le sue noiosissime e stereotipatissime dichiarazioni post partita.

Ecco ci risiamo. Io torno in città e qui non c'è nessuno. Strade vuote, balle di polvere che ruotano nell'aria, condor appolaiati lungo le staccionate. Per fortuna c'è Webstats che in mia assenza ha registrato le chiavi di ricerca attraverso cui sieti (mal)capitati qui. In alcuni casi si è sfiorato il capolavoro.