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lunedì, 26 maggio 2008

Giovanni Lindo Ferretti@Estragon_24_5_08 

24-05-08_Giovanni Lindo Ferretti_Reduce
Giovanni Lindo Ferretti
è il più grande musicista (pop) italiano vivente. Su questo ci sono pochi dubbi. Fino a pochi anni fa la partita se la giocava con De Andrè e Battiato, poi le cose sono andate come è noto. La sua è una carriera di quelle imponenti: gli esordi nella Berlino degli anni ’80 con i CCCP, il Consorzio Suonatori Indipendenti e il primo posto in classifica con l’album Tabula Rasa Elettrificata, la musica popolare con Ambrogio Sparagna. Negli ultimi tempi, poi, alcuni passaggi controversi non fanno che confermare quello che egli ha sempre detto di se stesso Non fare di me un idolo mi brucerò/ trasformami in megafono mi incepperò (A Tratti, Ko De Mondo, 1994). Valga anche quanto detto in Linea Gotica, probabilmente il disco più bello della parabola C.S.I: Non tornerò mai dov’ero già/ Non tornerò mai a prima mai (Irata, Linea Gotica, 1996 ).

Il punto controverso di tutta la  questione è la sua conversione al Cattolicesimo romano, nonché il sostegno alle ultime elezioni prima al centro destra berlusconiano, e in tempi recentissimi alla lista anti abortista di Giuliano Ferrara. I documenti in rete sono diversi sull’argomento, Indymedia italia ne ha raccolti alcuni qui. Fondamentale resta quella puntata di Otto e Mezzo (dott. Carlo le assicuro che il video è ancora al suo posto), con Ferrara e Ferretti nei ruolo di transfughi.

Dal mio punto di vista, sebbene consideri questi due passaggi profondamente lontani dalla mia sensibilità, non posso non porre l’accento sull’autonomia dell’opera rispetto alla vita dell’artista, anche in personaggi come quello di G.L. Ferretti dove le due cose sembrano indissolubili. E’ una mia particolare forma mentis, nonché un metodo che cerco (quasi) sempre di seguire quando mi approccio ad un'opera d’arte. Noi che della musica facciamo una questione cruciale, noi fan che sovente diventiamo groupie, tendiamo ad avere un rapporto quasi religioso con i musicisti e si vorrebbe poter scrivere, al termine di una carriera di cui si è stati fedeli testimoni, quasi un’agiografia.

Purtroppo (o per fortuna), dietro a dei grandi artisti ci sono spesso degli uomini deludenti o incoerenti o comunque spesso differenti da quanto ci si era immaginati fruendo della loro arte. Dal canto mio ho smesso da un po' di credere agli artisti mentre non smetterò mai di credere nell'arte.

Io per nulla al mondo mi sarei perso questo Reduce. Per nulla al mondo mi sarei perso il violino di Enzo Bonicelli che non raramente, sabato sera, è stato capace di rapirmi quando non di ipnotizzarmi, tanto era l’intensità delle note che evocava; per niente al mondo mi sarei perso Lorenzo Fornasari, la sua voce baritonale e potente che nasconde dentro, chi lo direbbe a guardarlo seduto quasi imbarazzato su quelle scomode sedie, mille strumenti quali  contrabbasso, basso elettrico, tastiere, clarinetti e batterie elettroniche. Per nulla al mondo mi sarei perso Raffaele Pinelli e il suo organetto, che con le sue note che sembravano provenire da un tempo lontano, mi ha fatto ricordare che la musica è una cosa che riguarda  l’anima. Per nulla al mondo mi sarei perso Giovanni Lindo Ferretti e i mille fuochi che gli bruciano dentro; il panteismo, il  salmodiare, l’ armata rossa e il  Punk Islam; la testa rapata a zero e i dread, l’eskimo e il gilet blu su camicia bianca. La sua voce cavernosa e mono-tono, le prediche e le rotture di coglioni; i contratti con la Virgin, Montesole per non dimenticare, Leoncavallo e la notte della Taranta. Berlino e il Salento. I soviet e il lambrusco.

Per nulla al mondo mi sarei perso questo immenso pezzo di storia della musica italiana.

postato da: Hotellunge alle ore 26/05/2008 06:52 | link | commenti (2)
categorie: recensioni, concerti
mercoledì, 21 maggio 2008

Me, Myself And I 

I Love Myself
Rich and Famous
postato da: Hotellunge alle ore 21/05/2008 20:15 | link | commenti
categorie: world wild reallife
sabato, 10 maggio 2008

Paintig Atop A Skyscraper 

Charles C. Ebbets - Lunch atop a SkyscraperOra sono spossato. Ho i muscoli indolenziti e il mio stomaco inizia a fare dei rumori inequivocabili, quel genere di rumori che non possono essere ignorati. Ho fame. Ma non molta voglia di cucinare, com’era prevedibile. Decido allora di aprire il cassetto delle ordinazioni. Una volta era un semplice cassetto vuoto, poi nel tempo si è riempito di tutti quei volantini delle pubblicità del cibo a domicilio. Per lo più sono pizzerie, pessime pizzerie, ma con un po’ di buona volontà tra quel mucchio ormai notevole puoi trovare anche cose che non t’aspetteresti. Tipo il gelato a domicilio. Già me lo immagino. Il caldo di Bologna, le finestre spalancate ma le serrande chiuse perché altrimenti entra il caldo. Qualche pizzicotto di zanzara tigre che prude ancora dalla notte prima e quella pesantezza che ti succhia lentamente le energie, disidratandoti. Con il gelato a domicilio è un appuntamento soltanto rimandato.

Oggi vada per la pizza. Non ho neanche la forza per immaginarmi qualcosa di diverso. Farei scegliere al ragazzo che mi risponde al telefono, se alla fine questo non comportasse quasi sicuramente una conversazione più prolungata (come? Ma io veramente….non saprei… Insomma che pizza vuole?). Rucola e Speck. E una Ceres che ci sta.

Nell’attesa mi lascio inglobare dal divano. La casa è pervasa da quell’odore chimico inebriante. Anche il mio corpo ha quell’odore lì e anzi ora che mi osservo bene noto che le braccia sono piene di vernice. Gocce bianche e strisciate di grigio perla mi chiazzano il corpo manco avessi dipinto la facciata principale di S.Petronio. Come diavolo si laverà via questa roba? Mi trascino in bagno e in automatico mi guardo allo specchio. Ho un aspetto canuto. Una leggero strato di polvere di vernice bianca si è depositata sui capelli e sulla barba. E ora sembro Albus Silente. Strofino, gratto, spazzolo e detergo ma la vernice non se ne va, al contrario delle mie residue energie.

Ma vuoi mettere la soddisfazione? La pienezza di una giornata che si compie; la concretezza di poterne toccare i risultati. Non ho passato la giornata cercando di analizzare le ragioni profonde dei tradimenti di Emma Bovary. Né mi sono scervellato nel tentativo di trovare lo slogan giusto per vendere un nuovo frullatore. No. Ho dipinto una stanza di casa. Prima ho mi sono liberato il campo togliendo tutto di mezzo. Poi ho preso una spugna di metallo e ho iniziato a sfregare. Sono andato avanti per ore. Sembrava di essere immersi nella più profonda delle nebbie padane, tanta era la polvere che si era liberata da quelle pareti. Ho continuato a sfregare finché tutto il sudiciume accumulato negli anni non se ne era andato. Poi ho miscelato la mia vernice bianca con dell’acqua. Ho immerso il rullo nel secchio e Lindo Ferretti ha attaccato: Islam punk, Islam punk, Islam punk und punk Islam.

Ogni singolo movimento di quel rullo corrispondeva ad una porzione di muro coperta. Ad ogni gesto, una reazione concreta. Poi ho preso il grigio perla. Questa volta l’ho diluito nell’acquaragia e sono passato agli infissi. Le finestre, la grata fuori dalla finestra, il mobiletto che sta sotto il lavandino. E allora perché no lo scola piatti? inchiodato a quel muro non so più da quanto e poi il porta sapone, l’appendi scope e dio solo sa quanto avrei voluto continuare che se non fosse finita la vernice avrei dipinto tutto.

Concretezza. Lavoro manuale. Stanchezza. Spossatezza. Poche Pippe. Risultati. Felicità. E la mia pizza, già tagliata, che è di sotto che mi aspetta.

postato da: Hotellunge alle ore 10/05/2008 15:14 | link | commenti (2)
categorie: mosquitoes
sabato, 03 maggio 2008

Adam Green@Bronson_2_5_08 

Adam Green_03-05-08_0024

Update!(*)

Che cosa rimarrà del concerto di Adam Green di ieri sera al Bronson?

Sicuramente quella geniale t-shirt nera a maniche lunghe con le frange che sovente rimanevano impigliate tra gli strumenti. E poi quella coppia di coriste africane che hanno reso buona parte del concerto molto soul. Poi la grinta di Mr Green, il suo carisma; la facilità con cui riesce a passare da un registro all’altro che ha come effetto, tra le altre cose, quello di non fare calare mai l’attenzione del pubblico.

Poi Laura Marling, che è scivolata via come un fresco temporale estivo. Le sue interpretazioni sono state canonicamente country, senza aggiungere molto a quanto si senta da decenni in giro rispetto al genere. Bella voce, ottima presenza scenica supportata da una banda discreta, ma forse un po’ pochino per non sfigurare al confronto con il ciclone Adam Green.

Quello che si vorrebbe invece dimenticare è il servizio di sicurezza: violento in maniera del tutto ingiustificata come da tempo non capitava di vedere. Spesso è proprio a causa loro che si scatenano risse e si creano situazioni potenzialmente esplosive. Sinceramente per una dimensione come quella del Bronson e per un concerto come quello di Adam Green la loro presenza è parsa decisamente superflua, quando non controproducente

E alla fine il ballo. Giusto un paio d’ore in una pista che andava svuotandosi rapidamente. Qualche pezzo perso per strada mentre già si sapeva che là fuori ci aspettava il solito funambolico ritorno. Nello stereo, quei gruppi che puoi permetterti di ascoltare soltanto in un fine serata del genere. Giusto per cercare lo spirito giusto per affrontare la solita, mai doma, nebbia emiliana.

(*) qui alcune interessanti reazioni sulla questione del servizio di sicurezza del Bronson.

postato da: Hotellunge alle ore 03/05/2008 20:55 | link | commenti
categorie: recensioni, concerti
venerdì, 02 maggio 2008

Inediti: Come Se Non Fossimo Mai Esistiti di Marco Re 

Come se non fossimo mai esistit
Dopo diverse pubblicazioni corte (tag:racconti), finalmente Graveinthesea è orgoglioso di pubblicare il primo esordio lungo. Se anche voi avete dei racconti o un romanzo che fa la muffa nel cassetto, aprite la vostra posta eletronica e spedite tutto a:

mailNoi saremo felici di leggerlo e di pubblicare i migliori.

In fondo alla pagina, dopo una breve recensione, troverete il link per scaricare il romanzo in formato .rtf. Se poi vi sentirete soddisfatti e vorrete sostenere l'autore (e il blog che lo ospita) potrete anche fare una donazione cliccando il banner a sinistra. Mettetevi una mano sulla conoscenza: io l'autore lo conosco e credetemi, la situazione non è delle migliori. Non vorrete mica avere un giovane scrittore in erba sulla coscienza?


Buona lettura.

*** *** ***

In un futuro non molto lontano gli uomini faranno esistenze al limite dell’umano: le distanze tra le diverse classi sociali si faranno incolmabili e il peso che gli ultimi saranno costretti a sopportare sarà intollerabile. Come se non fossimo mai esistiti parla di questo. Parla del sangue versato dai raccoglitori, sorta di minatori del terzo millennio, alle prese con l’estrazione di una sostanza fondamentale all’industria ma letale per gli uomini. Parla dell’arroganza del potere che nascosto dietro una parvenza di decoro televisivo riesce ad insabbiare i risvolti più tragici del sistema che lo alimenta. Ma soprattutto parla dell’eccezionale capacità dell’essere umano di sopravvivere nelle condizioni più estreme.

Nel quartiere aerospazio, concepito originariamente per ospitare gli impiegati del settore aerospaziale e di fatto diventato una sorta di ghetto per i raccoglitori di sigurite, la situazione si è fatta da tempo insostenibile. La costante crescita dei decessi crea malumore tra la popolazione e l’ipotesi di uno stretto legame di quei decessi con gli effetti della sigurite sta diventando sempre più una certezza. Alle richieste di fare chiarezza sulla situazione il governo risponde con vaghi proclami che non hanno altro effetto se non quello di aumentare ulteriormente la rabbia delle popolazione. L’unica soluzione praticabile sembra quella della rivolta che in effetti, in un crescendo di tensione e in un clima di paranoia orwelliana, inizia ad organizzarsi.  L’ineluttabilità dello scontro emerge da ogni singola pagina del romanzo, sottolineando come l’uomo sembri più adatto alla ricostruzione, partendo dalle macerie che ha disseminato lungo la sua folle corsa verso il progresso, piuttosto che allo sviluppo.

Come nella migliore tradizione visionaria fantascientifica la proiezione nel futuro è soltanto un pretesto per spiegare il presente. Leggendo attentamente le duecento pagine di cui si compone il romanzo non è difficile scorgere chiari riferimenti alle recenti guerre in Medio Oriente, alle disagiate condizioni lavorative in cui versano milioni di persone in tutto il mondo e all’incessante vocazione alla felicità che mantiene a galla il genere umano.

Scritto con una potenza immaginativa di derivazione forse più cinematografica che letteraria, Come se non fossimo mai esistiti, è anche la storia d’amore tragica tra Sue e Rojo. In questo mondo estremo, dove centinaia di randagi vivono sgusciando come ratti nelle fognature, frugando tra la spazzatura e sniffando colla, la dolcezza dei due protagonisti ricorda l’isolamento orgoglioso della Ginestra di leopardiana memoria, una sorta di miracolo impraticabile a cui sembrano aggrapparsi i personaggi più sensibili come Rojo.

 

Come se non fossimo mai esistitiScarica: Come se non fossimo mai esistiti


Biografia Marco ReScarica la Biografia dell'Autore

 



 


postato da: Hotellunge alle ore 02/05/2008 14:25 | link | commenti (4)
categorie: letteratura, inediti, come se non fossimo mai esistiti