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venerdì, 30 novembre 2007

Across The Universe di Julie Taymore (U.S.A., col, 133min, 2007) 

Across The Universe3

Inutile negare che certe premesse mettono lo spettatore in una sorta di benevola predisposizione. Prendete ad esempio un film la cui colonna sonora è firmata per intero Lennon McCartney; un musical, magari. Metteteci come sfondo una New York lisergica e incazzata per la guerra in Vietnam, metteteci le droghe, metteteci degli attori giovanissimi che mentre guardano in camera sembrano volerti guardare nel profondo dell’anima. Come non andare al cinema ben disposti?

 Il film di Julie Taymor, regista già apprezzata per Frida del 2002, accetta questa sfida sulla carta difficilissima: incastonare atmosfere e personaggi dell’immaginario Beatlesiano in una narrazione filmica. Così la storia si apre con le parole di Girl: Is there anybody gone to listen to my story all about the girl who came to stay? E si chiude con quell’inno all’amore che è All You Need Is Love. In mezzo ci sono una trentina di altre canzoni, tutte reinterpretate, che forgiano ed indirizzano lo svolgimento del racconto. Il risultato finale assomiglia più ad un quadro di Van Gogh che ad una fotografia di Robert Capa. Gli eventi vengono evocati più che descritti, molto spesso attraverso trovate sceniche e coreografiche stupefacenti. Tra tutti si mette in evidenza l’arruolamento di Max che avviene in una caserma popolata da militari glaciali, con i tratti del viso indistinguibili l’uno dall’altro, mentre un gigantesco  zio Sam canta I want you, I want you so bad in un efficace sovrapposizione dello slogan del reclutamento e l’omonimo pezzo dei Beatles.

 Notevole è anche il pluri menzionato Dr. Robert interpretato da Bono degli U2. Grazie alla sua bevanda speciale (Take a drink from his special cup) inizia un viaggio allucinato a metà strada tra Kubrick e Gondry; questa è forse la parte che visivamente osa di più, come c’era da aspettarsi, in un’ambientazione che richiama le suggestioni di  St. Pepper, con un favoloso Mr. Kite interpretato da Eddie Lizzard.  

 Gli altri si chiamano Jude, Lucy, Prudence, Sadie, nomi che partendo dalla forza visionaria dei testi che li ha generati infondono ai personaggi una sorta di quarta dimensione.

Le critiche più comuni nei confronti del film vengono da chi si aspettava una ricostruzione socio-politica della New York degli anni ’60. Se è vero che alcune questioni sono apparse forse eccessivamente superficiali, vedi la scena in cui Lucy abbandona il gruppo dei contestatori radicali (Ma non erano gli altri che lanciavano le bombe?) mentre sono intenti a preparare un ordigno (con una sveglia!), rimane il fatto che la vera forza del film sta nel sapere richiamare le atmosfere di quel periodo attraverso la musica dei Beatles che di fatto è la vera protagonista del film.

 
Voto: 7/8

postato da: Hotellunge alle ore 30/11/2007 21:17 | link | commenti (1)
categorie: recensioni, cinema
mercoledì, 28 novembre 2007

Le 5 frasi memorabili della settimana 




#5:
Sono la Filippi chiamatemi pure Pupona (Alessia Filippi, campionessa di nuoto)

#4:
Ci dovete 260 milioni di euro per risarcimento dei danni morali subiti (Emanuele Filiberto di Savoia, principe, rivolgendosi allo Stato italiano)

#3: Per fortuna Gesù non era masochista altrimenti  avremmo avuto tutti i crocifissi con un'erezione (Daniele Luttazzi, autore satirico)

#2:
Della pasta possiamo farne a meno, ma noi non si può vivere senza un'altra cosa e voi potreste accontentarci molto dalle vostre parti (Luciano Spalletti, allenatore Roma rispondendo ad una giornalista Ucraina)

#1:
Il linguaggio delle telefonate appartiene più alla sfera del sonno, dell'onirico (Silvio Berlusconi, ex premier)
postato da: Hotellunge alle ore 28/11/2007 08:48 | link | commenti (2)
categorie: 5 ragioni
lunedì, 19 novembre 2007

Night Life #1 

Una delle cose che contraddistingue noi ggiovani è la ricerca, voluttuosa di cibo notturno. Dalle parti del Conero la si chiama schimiga, dal verbo schimigare come è noto; ma ogni città ha la propria denominazione che generalmente mette in evidenza quelle che sono le caratteristiche principali di tale rito, ovvero, l’ora piccola, lo stato alterato o semi alterato in cui avviene. Improbabilità q.b.
 
In tempi recenti, commercianti molto astuti, attratti dall’irrazionalità di noi ggiovani in assetto notturno hanno ben pensato di focalizzare la propria attività nel cercare di soddisfare questa esigenza. Tra i primi ci sono sicuramente i paninari mobili, quei simpatici furgoncini ambulanti che in barba alle mode passeggere dei locali notturni decidono di volta in volta quale raduno giovane seguire. (Quindi se nei pressi del vostro locale preferito non c’è un paninaro cambiate locale, siete ad un meeting di “Vuoi perdere peso? Chiedimi come”). La chimica qui è di quelle potenti, il livello di grassi saturi schizzerà alle stelle ma avrete il notevole vantaggio di non tornare a casa con i vestiti impregnati di cipolle e salcicce .
 
L’anconetano schimigaro che prima girava sconsolato tra le banchine del porto, deve l’inizio dell’era della schimiga al Bar Four Roses in zona Archi. Da una certa ora in poi il bancone argentato di quel bar oblungo si riempiva di ogni sorta di cibo, che come nel giardino dell’Eden poteva essere sostanzialmente diviso in un magico binomio: dolce o salato. Il comune denominatore era ed è rappresentato dal termine Pastarella (che lo stolto Microsoft World continua a correggermi in un maliziosissimo Pastorella).
 
Ma si sa che noi g. stiamo da sempre attenti anche al portafoglio e col passare del tempo l’ingordigia del rivenditore fece alzare i prezzi delle pastarelle fino ad un livello sufficientemente elevato per far aguzzare l’ingegno dello scanzonato schimigaro e spingerlo verso nuove frontiere.
 
La stagione dei laboratori notturni era già iniziata. Così mentre nel retro bottega braccia muscolose erano intente a sfornare teglie su teglie di calde brioches, davanti una massa impomatata di ggiovani reclamava la sua pastarella a prezzo d’ingrosso. Di questa specie (che è ovviamente la nostra preferita) sono La Pastarella, ubicato nel centro commerciale più brutto (è viola!) della regione Marche a Torrette, Gli Sbirri (nome popolare, ignoro come si chiami realmente) recentemente chiuso al pubblico in seguito ai reclami del vicinato, in zona Ugo Bassi e l’ormai mitico Zozzo (chiamato anche affettuosamente il Merda) al centro di recenti polemiche per aver alzato il prezzo delle pastorelle da 50 a 60 centesimi, zona Ghetto.
 
Menzione speciale va riconosciuta al Bar del Disco, lungo la Flaminia nei pressi della stazione ferroviaria. Luogo notturno per tutti gli autentici Loser anconetani, aperto 24h su 24h, prezzi bassissimi, filosofia spicciola, al centro di una sparatoria qualche anno fa, rivenditore di sigarette e dopo le 2 di notte rifornito delle pizzette migliori di tutti gli schimigari ufficiali. Ha in sé tutte le caratteristiche su come non dovrebbe essere un bar ma è un bar esattamente come vorresti che fosse.
 
In un periodo cupo ho passato diversi Lunedì notte al Bar del Disco. Entravo verso l’1:30. Enrico Ghezzi (non Grezzi, stupido World) mandava Twin Peaks su Raitre, alle due arrivavano le pizzette. Una nottata da incubo, proprio come avrebbe voluto Lynch.
 
(to be continued…)
postato da: Hotellunge alle ore 19/11/2007 05:09 | link | commenti (5)
categorie: night life, mosquitoes
martedì, 13 novembre 2007

Blonde Redhead + Interpol@Sachall_12_11_07 


Alle 21 puntuali salgono sul palco i Blonde Redhead. La formazione è quella ormai solita: ci sono i gemelli  Pace, chitarra e batteria e Kazu Makino alla voce. I Blonde Redhead sono una band ormai storica, 7 album alle spalle e innumerevoli concerti sparsi per tutto il mondo. Un punto di riferimento della scena indipendente musicale internazionale. Dal punto di vista tecnico, poi i Blonde Redhead non hanno nulla da invidiare a band come Fugazi, Sonic Youth e simili. Il loro pezzi sono scritti con un punto di vista originale, sebbene stiano passando attraverso un processo di popificazione e la voce di Kazu Makino è unica e affascinante,  una specie di Rum e pera, per intenderci.

Ma nonostante tutte queste premesse c’è qualcosa che manca. Qualcosa che sposta l’ascolto dal cervello al cuore e che funziona come fluidificante  nei meccanismi di ricezione. Qualcosa che dal vivo fa la differenza insomma.

Poi è stata la volta degli Interpol, il gruppo per cui tutto il pubblico era lì. Giacca e cravatta d’ordinanza, scenografica sobria ma ricercata, con un’attenzione particolare per le luci, bellissime, che armonizzavano tutto l’impianto scenico.

Il concerto non si è sicuramente distinto per la particolare originalità degli arrangiamenti, né per la scelta della scaletta che si apre con Pioneer to the Falls da Our Love to Admire, ma gli Interpol si destreggiano sul palco con piglio da band scafata, consapevole dei propri mezzi. Paul Banks tiene salde le redini dello show, attraverso il suo cantato potente, mai sopra le righe e sempre coinvolgente.

Giocano a fare le rockstar, gli Interpol, un gioco che gli riesce bene e che può essere tollerato fino al punto che la qualità musicale rimarrà al livello di ieri sera.







[Per questa ed altre foto della serata visitate Ventu]

postato da: Hotellunge alle ore 13/11/2007 16:55 | link | commenti
categorie: musica, concerti
sabato, 10 novembre 2007

In che senso? 

 
Approfitto delle critiche ricevute in questi giorni riguardo al modo di riferirmi ad alcune persone per cercare di chiarire un po’ il rapporto che ho con queste pagine.
 
Perché in realtà non c’è una regola vera e propria per fare un blog: c’è chi parla spassionatamente dei cazzi propri, declinando in digitale tutto quello che avrebbe scritto in un quaderno vicino al letto, come un confessionale; c’è chi lo vive né più né meno come fosse un giornalista, commentando i fatti o del giorno o occupandosi quotidianamente di un tema specifico. C’è chi firma i post con nome e cognome, pubblicando foto e descrivendo dettagliatamente la città in cui vive e i luoghi che frequenta.  
 
Io utilizzo un nickname, che è lo stesso che compare in quasi tutte le mie versioni digitali; non pubblico foto che mi ritraggono; mi riferisco alle persone che conosco con il loro nickname, se ne hanno uno o in alternativa alludendo a loro nella maniera più vaga possibile. Mi sembra un modo di rispettare anche chi non ha chiesto di apparire in un blog ma avendo così, allo stesso tempo il modo di utilizzare le situazioni che mi hanno ispirato e condividerle con chi legge.
 
Preferibilmente non parlo della mia vita privata, dei miei orientamenti sessuali, del mio lavoro o del mio corso di laurea. Quando lo faccio cerco di rendere l’argomento più allusivo possibile. Non riuscendo mai ad essere sistematico le cose vanno così come è sotto gli occhi di tutti. Quando vorrei parlare soltanto di musica, parlo di cinema, quando vorrei parlare soltanto di cinema finisco a fare classifiche. Del resto il blog non è un lavoro o perlomeno non è il mio lavoro, e tutto sommato mi va bene così.
 
In questo percorso di allegerimento tante cose trovano una diversa collocazione, alcuni rapporti risultano sfalsati mentre altri proprio non compaiono. In questo non c'è nessun tipo di tentativo di edulcorare la realtà o di modificarla per qualche oscura ragione. E' una questione che riguarda la poetica direi, correndo il rischio di forzare un pò la mano.
 
Quindi chiedo scusa a tutte le persone care che si sono risentite per essersi ritrovate sotto un generico “caro amico”, ma questo è il tono che ho scelto di portare avanti qui, almeno per il momento, almeno finché mi va.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 















P.S. Tra l'altro sono appena passati due anni dalla data del primo post. Me lo sono scordato un'altra volta. Ringrazio tutti i lettori silenziosi, quelli che hanno lasciato un commento e anche chi è passato una sola volta per non tornare più.
postato da: Hotellunge alle ore 10/11/2007 03:11 | link | commenti (1)
categorie: mosquitoes
martedì, 06 novembre 2007

Lettera dallo Zambia 

Visto il clima di viaggio che si respira ultimamente da questi parti ho pensato fosse opportuno pubblicare parte di una mail tragicomica che mi ha scritto il socio dallo Zambia. Se c'è qualcuno là fuori che ha voglia di fare altrettanto non faccia il timidone. Scrivete i vostri racconti di viaggio a hotellunge@yahoo.com

"caro Socio qui sono a metà dell'opera e ci sarebbero diverse cose da raccontarti, opterò per una storia {vera} che racchiude in sè diversi aspetti di questo manicomio. La vicenda in questione si svolge a Lusaka, la capitale e non uno sperduto villaggio. Allora la polizia cerca un ladruncolo, e siccome ha difficoltà a trovarlo ricorre allo stregone, cosa che qui non rappresenta affatto un eccezione. Lo stregone dopo aver studiato il caso stabilisce che il ladruncolo non si riesce a scovare in virtù di un rito effettuato dallo stesso, o meglio il ladruncolo va a letto con sua madre e grazie a questa malefica pratica la polizia non riesce a scovarlo. Benissimo, la polizia si reca subito a casa della madre, ed in malo modo l'invita a non fare più del sesso con suo figlio, affinché  gli organi di giustizia possano compiere il loro dovere. Fatto sta che questo ladruncolo continua a non saltar fuori, allora la polizia {che qui molto spesso e' letteralmente ubriaca!} si reca nuovamente dallo stregone. Questa volta lo stregone inizia a vederci più chiaro ed asserisce che il ladruncolo non si scova perché in virtù di un maleficio riesce a tramutarsi in pollo. Ok, basta saperle le cose, allora la polizia inizia a tenere d'occhio i polli che gironzolano nei dintorni della sua casa, perchè acca nisciuno e' fesso!!! Ma nonostante lo zelo profuso dai poliziotti del ladruncolo-volatile neanche l'ombra, e allora la polizia s'indispettisce sul serio, passano ancora dei giorni e finalmente lo beccano!!! Dopo un po' siccome i familiari ostinati continuavano a chiedere di lui, una rivista che opera nel paese, gestita da una ong che cerca di dare consulenze e sostegno legale, riesce a scovare le foto del ladruncolo morto in carcere. Le foto fatte al cadavere mostrano la schiena dell'uomo dove non c'è più neanche un lembo di pelle, c'e' solo carne viva e la sua gamba e' stata completamente girata, il ginocchio e' rivolto all'indietro come la schiena!! Per questo fatto, nessuno si e' scandalizzato, e nessuno ha pagato....cose che accadono."
postato da: Hotellunge alle ore 06/11/2007 06:41 | link | commenti
categorie: vado, should i stay or should i go