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martedì, 26 giugno 2007

Violent Wendy's 



Che cosa spinge una band destinata a passare alla storia come i Violent Femmes, a vendere uno dei suoi pezzi più rappresentativi ad una corporation dell'hamburger come Wendy's? Non lo so. Io certe cose non le capirò mai. Se metto a confronto le immagini  di quello che succede ogni volta  ai concerti (qui e qui)  quando Gordon Gano attacca con quel giro di chitarra, con quelle orribili di questo spot mi viene quasi da piangere. A quanto si legge qui sotto anche Brian Ritchie non l'ha presa molto bene.

"For the fans who rightfully are complaining about the Wendy's burger advertisement featuring Blister in the Sun, Gordon Gano is the publisher of the song and Warners is the record company. When they agree to use it there's nothing the rest of the band can do about it, because we don't own the song or the recording. That's showbiz. Therefore when you see dubious or in this case disgusting uses of our music you can thank the greed, insensitivity and poor taste of Gordon Gano, it is his karma that he lost his songwriting ability many years ago, probably due to his own lack of self-respect as his willingness to prostitute our songs demonstrates. Neither Gordon (vegetarian) nor me (gourmet) eat garbage like Wendy's burgers. I can't endorse them because I disagree with corporate food on culinary, political, health, economic and environmental grounds. However I see my life's work trivialized at the hands of my business partner over and over again, although I have raised my objections numerous times. As disgusted as you are I am more so." [via]

postato da: Hotellunge alle ore 26/06/2007 00:03 | link | commenti (2)
categorie: musica, mosquitoes
lunedì, 25 giugno 2007

Gioca Jouer, 25 anni dopo 

postato da: Hotellunge alle ore 25/06/2007 17:07 | link | commenti (1)
categorie: you tubing
domenica, 24 giugno 2007

Otto Vasken 



Vi ricordate quelle barzellette che giravano alle elementari? Quelle cose orrende tipo: Come si chiama il più grande campione di nuoto tedesco? Otto Vasken. Oppure il lanciatore di coltelli cinesi, do cojo cojo. Quelle lì. 
Bè ecco ancora una volta non avevamo capito niente. Quelle non erano barzellette ma spunti presi dalla vita reale. Sapete come si chiama infatti, il nuovo capo della polizia, quello che sostituirà De Gennaro, dopo le recenti rivelazioni sulla macelleria messicana? Manganelli. Poi venitemi a dire che se le vanno a cercare.
postato da: Hotellunge alle ore 24/06/2007 16:49 | link | commenti
categorie: mosquitoes
venerdì, 22 giugno 2007

...jamás será vencido 

21-06-07_2004


Dopo una giornata passata tra un file puntoemmepitre e l'altro decido che è giunta l'ora per me di prendere una boccata d'aria. Se fossi stato in U.K. mi sarei unito al centopercento a quei mattacchioni che ieri notte hanno celebrato l'arrivo della prima alba dell'estate intorno ai megaliti di StoneAge. Invece sono a Bologna, nell'estate del 2007, nel terzo anno del governo Cofferati. Con la prima passeggiata dell'estate non posso non notare che:

1) Hanno finalmente montato lo schermo più grande d'europa in P.zza Maggiore, che è l'evento che più mi fa sentire parte di questa città; più delle due torri, più dell'erre moscia di Francesco Guccini.

2) La manifestazione in P.zza Ravegnana è un'evento anacronistico. Si manifesta contro la futura manifestazione di Forza Nuova contro la costruzione di una moschea a Bologna. Per quanto non condivida nulla ma proprio nulla con quella manifestazione, credo fortemente nella libertà di manifestare per tutti. Sono diventato un riformista?

3) Le Crocs fanno cagare e basta.
postato da: Hotellunge alle ore 22/06/2007 00:31 | link | commenti
categorie: mosquitoes
lunedì, 18 giugno 2007

Ancona #1 

(*) 

Ormai sono anni che ci convivo. All’inizio era un qualcosa di più intenso e di rabbioso mentre ora è cambiato tutto. Ma io ogni volta che rivado da quelle parti non riesco a non ripensare a tutto il viaggio che nel frattempo è stato fatto. La quantità incalcolabile di stronzate. Le persone perse, le occasioni perse. E che Dio maledica per sempre Kieslowski, tutte le strade da cui  per qualche ragione ci si è tenuti alla larga. Per me è inevitabile, torno a casa e sono investito da un magma indecifrabile.
 
Perché tutto laggiù è un po’ diverso.
 
Le facce delle persone, anche quelle sono diverse. Sarà l’aria del mare, sarà il porto, perché se in una città c’è un porto qualcosa nello spirito dei suoi abitanti cambia drasticamente. Quelle facce: il maschio assume per lo più un’aria sprezzante, di sfida. Si sente il fattore territoriale, soprattutto se c’è una femmina in zona. Le labbra sono leggermente incurvate verso il basso mentre la testa, quasi a bilanciare, tende verso l’alto. Questo è il momento cruciale; come in un film di Sergio Leone quando arrivi a quel momento i secondi esplodono come in un Big Bang temporale per dilatarsi all’infinito. Quando incontri quel momento sei ad un bivio. Le mani sfiorano le fondine che cadono virili ai lati del corpo. Se tutto è ok, la testa prosegue il movimento verso l’alto con decisione: significa ciao. Sei salvo. Se la bocca si apre, c’è ben poco da sperare ed è facile che udirai queste parole, che equivalgono al bacio di Giuda: c’hai problemi?
 
Io questo rapporto d’amore e odio con il natio borgo selvaggio non l’ho mai risolto.
 
 
 
* quello rappresentato nella foto è il tipico anconetano colto nei preparativi antecedenti la caccia della femmina.
postato da: Hotellunge alle ore 18/06/2007 04:13 | link | commenti (2)
categorie: mosquitoes
giovedì, 14 giugno 2007

Obiettivo Lavoro 

13-06-07ragazza stupida
postato da: Hotellunge alle ore 14/06/2007 15:08 | link | commenti (3)
categorie: world wild reallife
lunedì, 11 giugno 2007

5 Frasi che siamo stufi di sentire ai concerti 



#5: grazi, chianti, mamma mia.....
#4: ciao Bologna
#3: c'è qualcuno che vuole sentire un altro pezzo?
#2: su le maaani....
#1: siete un pubblico fantastico

postato da: Hotellunge alle ore 11/06/2007 19:59 | link | commenti (2)
categorie: musica, concerti, cool/not cool, 5 ragioni
domenica, 10 giugno 2007

Mui Importante: el Queso! 

Fidel Castro; Giangiacomo Feltrinelli; Lasagne

In questo video il leader della rivoluzione cubana Fidel Castro spiega a Giangiacomo Feltrinelli come fare le lasagne. Meraviglioso.


[thk: socio]
postato da: Hotellunge alle ore 10/06/2007 04:07 | link | commenti
categorie: you tubing
giovedì, 07 giugno 2007

Built to Spill@Estragon_5_6_07 

06-06-07_0015; Built to Spill; Dug Martch; BolognaTerza e ultima giornata, per quanto mi riguarda, al Rocker Festival di Bologna presso l’Estragon.

Il concerto in questione è quello dei Built to Spill, una band che ha fatto storia, in giro dal ’93 con sei album in studio pubblicati e un sound che ha influenzato decine e decine di gruppi; per quanto mi riguarda semplicemente, Il Concerto.

Del resto l’attesa è stata lunghissima, nonostante la lunga carriera i Built to Spill, non sono mai venuti in Italia (Perchè?, chiedo a Doug Martsch a fine concerto, Because we are idiots, mi risponde).

I cinque ragazzi dell’Idaho, poco dopo che l’ottima band padovana Jennifer Gentle (tra le rarissime realtà italiane ad avere un contratto con un’etichetta statunitense) ha lasciato il palco, sono già lì ad armeggiare con pedaliere e cavetti, quasi fossero dei tecnici qualunque.

Il concerto inizia così, suoni in ordine sparso che diventano melodia, l’accordatura che raggiunge senza clamori e senza ingressi ad effetto, il tono del brano d’apertura, Going Against Your Mind, tratto dall’ultimo You In Reverse (2006).

Il concerto dei Built to Spill è esattamente come avrei voluto che fosse: lontano dalle logiche di promozione che porta le band in tour ad eseguire per la stragrande maggioranza le canzoni dell’ultimo album uscito. La selezione per la serata è invece quanto mai ricca ed eterogenea, già dal secondo pezzo Doug Martsch va a pescare dal disco d’esordio del 1993 con In the Morning. Dallo stesso disco (Ultimate Alternative Wavers)  viene eseguita anche Nowhere Nothin’ Fuck Up, cover irriconoscibile di un pezzo dei Velvet Underground.

 Ma ciascun disco trova degna rappresentanza nelle due ore di concerto: In The Morning e Car tratte da There’s Nothing Wrong With Love (1994), Randy Described Eternity e Stop the Show dal bellissimo Perfect From Now On del 1997; una cavalcata lunghissima e psichedelica è quella di Carry The Zero da Keep It Like a Secret del 1999 a cui fa compagnia Sidewalk dallo stesso album.

Strange e In You Mind vengono da Ancient Meldies of the Future (il disco che amo di meno) mentre Conventional Wisdom è l’altro brano tratto da You In Reverse.

 Dal vivo le tre chitarre si intrecciano, fondendosi, in un quadro sonoro dai colori vivissimi e pungenti. La voce di Doug Martch, uno strumento perfettamente armonizzato tra gli strumenti, è delicata e impalpabile: sembra provenire da un'altra dimensione, sembra quasi non appartenere al volto barbuto e sognante di quel  ragazzino cresciuto che l’accompagna.

Dug suona buona parte delle sue incursioni a sei corde nel mondo dell’imperscrutabile ad occhi chiusi: sembra sotto effetto di un incantesimo o nel bel mezzo di una lotta ancestrale contro i demoni che l’accompagnano da sempre.

Ma ogni volta a spuntarla è sempre lui.

A fine concerto Mr. Built to Spill scende tra il pubblico a firmare autografi e a fare due chiacchiere. E’ contento e sereno. Oggi è stata l’ultima data del tour in Europa è già domani torneranno là da dove tutto questo è partito. Ci lascia addirittura la sua mail, dice che la prossima volta penserà lui a farci entrare. In cambio di some weed.

06-06-07_0016; Built to Spill; Dug Martch; Bologna[Thk Sig.ra Verde]

postato da: Hotellunge alle ore 07/06/2007 15:24 | link | commenti
categorie: musica, recensioni, concerti
martedì, 05 giugno 2007

Modest Mouse@Estragon_4_6_07 

04-06-07_2337Quanto tempo è passato da quell’autunno quando i Modest Mouse vennero per la prima volta in Italia a suonare al Covo? Tre anni? cinque? No. Addirittura sette. Quasi non riesco a crederci: sette anni. Mi ricordo quella sala riempita soltanto per metà, una parte di me che mancava e il desiderio di colmare quel vuoto attraverso quella band che era stata la colonna sonora di tanti momenti impressi a fuoco nella mia memoria.

Mi ricordo Isaac Brock, i suoi occhi spesati, lo sguardo sfrontato; lo ricordo a fine concerto: steso a terra stremato per poi rialzarsi sparire attraverso la piccola folla e tornare per smontare il palco che aveva cavalcato fino a poco prima.

Li ho ritrovati ieri sera, i Modest Mouse, un palco imponente: due batterie, tastiere, contrabbasso, banjo, tromba, fisarmonica, laptop, un muro di amplificatori, senza contare le chitarre.

Che cos’è successo in tutti questi anni?

Tanto per cominciare i ragazzi di Washington hanno firmato per una major, la Epic; hanno sfrornato tre album di cui l’ultimo We were dead Before the Ship even Sank, si è piazzato addirittura al primo posto nella chart americana. E poi hanno ingaggiato un certo Johnny Marr, braccio destro di Morrissey nei suoi gloriosi The Smith.

Il nuovo corso live dei Modest Mouse si segnala subito proprio per questo interessante innesto. Ci pensate? L’Inghilterra post punk degli anni ’80 che incontra lo scazzato e giocoso Ovest della scena alternativa statunitense.

Sul palco dell’Estragon si vede subito che Marr non è arrivato per fare il gregario. Entrando si piazza in prima linea, dividendosi equamente la scena con Isaac Brock: canta, si agita, ringrazia ripetutamente il pubblico, ma soprattutto, con il suo stile tutto britannico, lascia un’impronta decisiva al sound del gruppo.

Due chitarre che assomigliano in modo impressionante alle persone che le suonano. Da una parte la classe, il sound caldo e riverberato di Marr, dall’altra gli scatti rabbiosi di Brock, le stirate ondulate e quel suo modo di maltrattare le sei corde acri della sua chitarra.

Quando il gruppo entra in scena, dopo essersi fatti aspettare sin troppo, il pubblico trattiene il fiato. Ci si aspetta un inizio a razzo mentre Isaac, entra lentamente (si presenta sul palco con un occhio tumefatto e poco più tardi perderà sangue dal naso dopo aver suonato la chitarra con i denti) decidendo di tergiversare. Racconta di come questo posto gli ricordi una scena di un telefilm americano che si chiama M.A.S.H. Il senso di tutto questo è creare attesa, giocare con le pause, con il piano e con il forte. Ed è quello che farà per tutta la sera, dimostrando di essere diventato un abile frontman.

Per il resto.

Per il resto, c’è una scenografia in tema marinaresco, con lanterne sparse qua e là, che richiamano il tema principale del nuovo disco (che qualcuno in sala ha seguito presentandosi vestito appunto da marinaio, un semi-genio).

Per il resto c’è una scaletta fatta quasi esclusivamente di pezzi tratti dagli ultimi due dischi e quasi nessun momento ballad.

Per il resto c’è un concerto potentissimo, suonato in maniera impeccabile con diversi momenti di alto livello musicale.

Ma allora perché mi sono sentito a volte come in uno di quei programmi di MTV dove la gente tutta urletti e magliettine a righe sta sotto una finestra mentre qualcuno urla ciao Milano ?

04-06-07_235505-06-07_0026

postato da: Hotellunge alle ore 05/06/2007 18:36 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, concerti
lunedì, 04 giugno 2007

Hot Chip@Estragon_2_06_07 

Hot Chip, Estragon, Bologna, 2/06/07

E’ evidente che non siamo al Sonar a Barcellona, ma bensì all’Estragon di Bologna, un locale che malgrado si riempia soltanto per gruppi come Afterhours o Marlene Kuntz, si è ritrovato negli ultimi due anni, complice anche il boom della scena indie e l’incapacità per la sede storica di questi avvenimenti – il Covo – di contenere tutte le frangette scalpitanti, a rivestire un ruolo di primo piano nella scena musicale bolognese.

 

Ieri sera, all’interno del sorprendente Rocker Festival la cui programmazione non ha nulla da invidiare ai maggiori festival europei, è stata la volta del fenomeno indietronica Hot Chip, di cui si è già parlato su queste pagine qui e qui.

 

Sul palco ci sono cinque tastiere, drum machine, synt percussioni e una sola chitarra. La scaletta è concepita per far scalpitare il pubblico in sala, prediligendo arrangiamenti che propendono chiaramente per il versante disco, con alcuni pezzi dopati di code piuttosto logorroiche che ottengono tuttavia l’effetto desiderato. A tratti non sembra di essere ad un concerto rock ma piuttosto in un club nei sobborghi di Londra o Berlino. Gli Hot Chip parlano poco, le pause sono concise e funzionali al cambio degli strumenti, e tutto lo show sembra studiato nei minimi dettagli, lasciando poco o nulla al caso. La tracklist è composta da un paio di pezzi dal disco d’esordio, cospicua selezione da  The Warning e alcune gustose anticipazioni del nuovo album in uscita a Gennaio 2008. Il finale inaspettato, più bello concettualmente che nel risultato, è affidato ad un pezzo dai toni cupi, cantato a più voci e senza base ritmica. Un tentativo di spegnere l’adrenalina salita a quel punto ben al di sopra dei livelli consentiti dal buon senso comune.

 

Gli Hot Chip confermano dal vivo tutto il buono che su di loro si è detto e scritto. Se rimarranno con i piedi per terra e non perderanno di vista il centro di tutto l’Hype che li circonda, ovvero la musica, non è difficile prevedere per loro un futuro roseo e denso di soddisfazioni. Un concerto memorabile, di quelli che rimarranno a lungo impressi nella memoria. Applausi.

postato da: Hotellunge alle ore 04/06/2007 01:15 | link | commenti (2)
categorie: musica, recensioni, concerti