"La nostra casa è aperta, la porta senza chiave e ospiti invisibili entrano ed escono."



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Terza e ultima giornata, per quanto mi riguarda, al Rocker Festival di Bologna presso l’Estragon.
Il concerto in questione è quello dei Built to Spill, una band che ha fatto storia, in giro dal ’93 con sei album in studio pubblicati e un sound che ha influenzato decine e decine di gruppi; per quanto mi riguarda semplicemente, Il Concerto.
Strange e In You Mind vengono da Ancient Meldies of the Future (il disco che amo di meno) mentre Conventional Wisdom è l’altro brano tratto da You In Reverse.
Dug suona buona parte delle sue incursioni a sei corde nel mondo dell’imperscrutabile ad occhi chiusi: sembra sotto effetto di un incantesimo o nel bel mezzo di una lotta ancestrale contro i demoni che l’accompagnano da sempre.
Ma ogni volta a spuntarla è sempre lui.
[Thk Sig.ra Verde]
Quanto tempo è passato da quell’autunno quando i Modest Mouse vennero per la prima volta in Italia a suonare al Covo? Tre anni? cinque? No. Addirittura sette. Quasi non riesco a crederci: sette anni. Mi ricordo quella sala riempita soltanto per metà, una parte di me che mancava e il desiderio di colmare quel vuoto attraverso quella band che era stata la colonna sonora di tanti momenti impressi a fuoco nella mia memoria.
Due chitarre che assomigliano in modo impressionante alle persone che le suonano. Da una parte la classe, il sound caldo e riverberato di Marr, dall’altra gli scatti rabbiosi di Brock, le stirate ondulate e quel suo modo di maltrattare le sei corde acri della sua chitarra.
Per il resto, c’è una scenografia in tema marinaresco, con lanterne sparse qua e là, che richiamano il tema principale del nuovo disco (che qualcuno in sala ha seguito presentandosi vestito appunto da marinaio, un semi-genio).
Per il resto c’è una scaletta fatta quasi esclusivamente di pezzi tratti dagli ultimi due dischi e quasi nessun momento ballad.
Per il resto c’è un concerto potentissimo, suonato in maniera impeccabile con diversi momenti di alto livello musicale.
Ma allora perché mi sono sentito a volte come in uno di quei programmi di MTV dove la gente tutta urletti e magliettine a righe sta sotto una finestra mentre qualcuno urla ciao Milano ?



E’ evidente che non siamo al Sonar a Barcellona, ma bensì all’Estragon di Bologna, un locale che malgrado si riempia soltanto per gruppi come Afterhours o Marlene Kuntz, si è ritrovato negli ultimi due anni, complice anche il boom della scena indie e l’incapacità per la sede storica di questi avvenimenti – il Covo – di contenere tutte le frangette scalpitanti, a rivestire un ruolo di primo piano nella scena musicale bolognese.
Ieri sera, all’interno del sorprendente Rocker Festival la cui programmazione non ha nulla da invidiare ai maggiori festival europei, è stata la volta del fenomeno indietronica Hot Chip, di cui si è già parlato su queste pagine qui e qui.
Sul palco ci sono cinque tastiere, drum machine, synt percussioni e una sola chitarra. La scaletta è concepita per far scalpitare il pubblico in sala, prediligendo arrangiamenti che propendono chiaramente per il versante disco, con alcuni pezzi dopati di code piuttosto logorroiche che ottengono tuttavia l’effetto desiderato. A tratti non sembra di essere ad un concerto rock ma piuttosto in un club nei sobborghi di Londra o Berlino. Gli Hot Chip parlano poco, le pause sono concise e funzionali al cambio degli strumenti, e tutto lo show sembra studiato nei minimi dettagli, lasciando poco o nulla al caso. La tracklist è composta da un paio di pezzi dal disco d’esordio, cospicua selezione da The Warning e alcune gustose anticipazioni del nuovo album in uscita a Gennaio 2008. Il finale inaspettato, più bello concettualmente che nel risultato, è affidato ad un pezzo dai toni cupi, cantato a più voci e senza base ritmica. Un tentativo di spegnere l’adrenalina salita a quel punto ben al di sopra dei livelli consentiti dal buon senso comune.
Gli Hot Chip confermano dal vivo tutto il buono che su di loro si è detto e scritto. Se rimarranno con i piedi per terra e non perderanno di vista il centro di tutto l’Hype che li circonda, ovvero la musica, non è difficile prevedere per loro un futuro roseo e denso di soddisfazioni. Un concerto memorabile, di quelli che rimarranno a lungo impressi nella memoria. Applausi.