"La nostra casa è aperta, la porta senza chiave e ospiti invisibili entrano ed escono."

Stanchi del solito sapore intimo del vostro ragazzo/a? Una mela al giorno toglie bèn il medico di torno? Allora non lasciatevi sfuggire queste capsule che donano un fragrante sapore di mela a ciò che fino a ieri era stato soltanto un maleodorante e banale pene. Anche nella versione citronella per lei.
[Thk: River]

La pigrizia non vi da pace? Aprile dolce dormire? Quale risposta più efficace allora per il giovane d'oggi che non vuole rinunciare al confort nè rischiare di dover cercare per ore il suo preziosissimo telecomando. Cuscini telecomando, la risposta giusta ad una domanda impertinente.
[Thk: Gadgetblog]

In questo primo scorcio di 2007 sono già state diverse le uscite musicali su cui sarebbe stato doveroso scrivere qualcosa. Dal nuovo disco delle Cocorosie a quello dei Modest Mouse, passando per i super incensati Arcade Fire, senza dimenticare gli Lcd Soundsystem, Andrew Bird, Laura Veirs ecc. Ma, vi dirò la verità, nessuno di questi dischi mi ha ancora veramente colpito. Le Cocorosie sono ormai alla canna del gas mentre We Were Dead Before The Ship Even Sank, il nuovo disco di una delle mie band preferite in assoluto, nonostante i ripetuti ascolti non è stato ancora del tutto digerito e visto che di Isaac Brock si sta parlando ho deciso di aspettare ancora un po’.
Paradossalmente nel mio lettore è rispuntato fuori questo disco uscito ormai diversi mesi fa e che all’epoca era stato liquidato con un semplice carino, che di questi tempi significa far sprofondare la cartella nei meandri più inaccessibili del tuo Hard Disk.
Mi ero sbagliato. The Crane Wife degli americani The Decemberists è un ottimo disco, non omogeneo ma fatto di influenze diverse che trovano il loro minimo comune denominatore nelle melodie vocali di Colin Meloy. Un disco dalle basi folk, a cui si accompagnano sapientemente innesti di Prog. e Hard Rock. Il titolo dell’Album, che dovrebbe significare qualcosa come la sposa della gru, riprende il titolo di una fiaba giapponese tramandata nei secoli e di cui Colin Meloy sembra essersi innamorato in un negozio di Portland.
La canzone qui sotto si chiama The island: Come and see/ The landlords daughter/ You’ll not feel the drowning, un pezzo di più di 12 min. diviso in tre parti, che parla di isole misteriose e capitani impavidi.

Nottata perfetta quella di stasera per postare due video. Il primo viene dalla Kansas State University e sebbene non sia recentissimo (rispetto alla concezione del tempo nella rete), è per estremamente interessante; un esempio riuscitissimo di video arte applicata alla didattica. Si parla di Web 2.0.
Il secondo è uno degli ultimi figli della saga americana dei video educativi, della stessa famiglia di quelli che negli anni '50 ti dicevano che se fumavi marijuana saresti finito rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Lo slogan è Think before you Post. Qui trovate una seconda versione del video: da notare come il maleintenzionato sia sempre: a)uomo b)bianco c)working class.


Qual'è il tuo dolore preferito?


L'informazione non è più quella di una volta. Ormai nessuno si scandalizza più se la terza notizia di un tg nazionale riguarda la vita di Britney Spears, il matrimonio di Tom Cruise o le emorroidi del Grande Puffo. C'è poco da fare.
Io adoro specialmente le musiche di quei servizi sui nostri amici a quattro zampe, o, immancabile intorno a natale, quello sulle letterine a Babbo Natale. Ci mettono quelle canzoncine spensierate, allegrotte, un pò shopping e un pò jamme ja, per staccare con l'austerità dei servizi precedenti, mi pare chiaro, caso mai la gente non capisse.
Ma la notizia che il tg2 ha dato oggi nell'edizione serale, mi è sembrata fantastica; niente musichetta, si trattava di una cosa seria questa volta: uno studio inglese rivela: per essere felici il denaro non è tutto ed il tradizionale calcolo del PIL per verificare il grado di felicità di una nazione va riconsiderato. Esistono altri parametri, come la realizzazione sul lavoro o l'avere una vita affettiva soddisfacente.[...]
Ve lo dicevo io che non eravamo noi i più coglioni.