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mercoledì, 29 novembre 2006

Lisbona 

IMG_6103

 

 Lisbona è come una promessa fatta da qualcuno di cui ci si può fidare.

postato da: Hotellunge alle ore 29/11/2006 02:38 | link | commenti (2)
categorie: mosquitoes
giovedì, 16 novembre 2006

Zinedine Zidane 


..e pensare che è stato uno dei più grandi...




grazie a FanShave
postato da: Hotellunge alle ore 16/11/2006 19:01 | link | commenti
categorie: weird web, you tubing
domenica, 12 novembre 2006

LAPD 

L'allegra polizia di Los Angeles, non nuova ad eroiche imprese del genere; e pensare che c'è gente che gira indossando t-shirt con su scritto LAPD (Los Angeles Police Department)



postato da: Hotellunge alle ore 12/11/2006 02:23 | link | commenti
categorie: politik, riot, weird web
martedì, 07 novembre 2006

Babel di Alejandro González Iñárritu (U.S.A/Mexico, col, 142 min, 2006) 

Babel

Di questo film sono state dette tante cose: che è il terzo capitolo della trilogia sulla sofferenza umana, che è il film manifesto del cinema della globalizzazione, che è un film che se una farfalla si alza in volo a Tokyo crea un uragano a New York, che la premiata ditta Inarritu-Arriaga stia progressivamente facendo occhiolini sempre più smaliziati ad Hollywood.

 

Trovo poco interessanti le discussioni su quanto un artista sia o meno di nicchia o su quanto ruffiane siano le scelte di chiamare attori di fama come Brad Pitt o Cate Blanchett, (il primo effettivamente pessimo, ma non per pregiudizio hollywoodiano).

 

Preferisco rimanere sul film, alla necessità che motiva una narrazione e al modo che si sceglie di raccontarla.

 

L’idea centrale di Babel è che la sofferenza sia l’elemento cardine dell’unione e della solidarietà tra gli uomini. L’esperienza del dolore è anche il veicolo attraverso il quale è possibile oltrepassare i confini geografici ed i confini (limiti) interiori che sono alimentati dalla paura e dal pregiudizio.

 

La nazione o la lingua che si parla non sono elementi caraterizzanti non soltanto perché questa è la natura del mondo globalizzato ma anche e soprattutto perché l’oggetto della narrazione è principalmente (in maniera, certamente, ambiziosa) l’animo umano, nei suoi risvolti che si presuppongono universali.

 

Così avviene in Marocco dove si raccontano relazioni nuove e inaspettate tra due turisti americani in difficoltà a causa di una ferita riportata in seguito ad un colpo di fucile da una donna e gli abitanti del luogo, relazione cristallizzata in quello sguardo che unisce l’americano e il marocchino al momento della partenza.

Lo stesso vale per la vicenda della giovane giapponese sordo muta e di quella paterna stretta di mano finale, sottolineata dalla telecamera che parte dal dettaglio e arriva ad abbracciare l’intera città.

 

Notevoli i contrasti, tra l’asettico e ipertecnologico Giappone, la vitalità caotica (e forse un po’ scontata) del Messico e la  staticità rurale del Marocco. Ma anche tra la brutalità e l’ottusità della burocrazia statale di poliziotti e politici e l’imprevedibilità della compassione umana.

 

Il montaggio ora frenetico e allucinogeno, ora lento e fatto di lunghe carrellate risulta sempre in armonia con la storia, vedi la bellissima sequenza ambientata in Giappone dove un gruppetto di adolescenti affronta un’esperienza lisergica.

 

Se in Amores Perros e 21 Grammi si è riscontrata a volte una tendenza a creare uno stupore più fine a se stesso che teso a sorreggere lo svolgimento della storia, in questo ultimo lavoro Arriaga sembra sentire maggiormente i suoi personaggi, creando come sempre coincidenze e slittamenti temporali, che vengono però ben armonizzanti nei 142 min. del racconto.

 

Il pluricitato Crash di Paul Haggis, vincitore di un Oscar l’anno scorso, insomma, sta una spanna sotto.

 

Voto: 8

_Trailer

postato da: Hotellunge alle ore 07/11/2006 02:21 | link | commenti
categorie: recensioni, cinema